giovedì, 16 Luglio 2026

Oggi

Quel Milan di Vecchi, Sani e Belli, ma anche di…Brutti

- Advertisement -

Metti una sera a tavola un gruppo di giocatori (e mister Gianmarco Cucchetto, il grande trionfatore escluso…, il “genio della panchina clamorosamente incompreso”) del neo-promosso in Prima categoria Illasi a cena – alla locanda trattoria-pizzeria “dalla Bruna”, nel cuore di una Cazzano addormentata dal lento scorrere del Tramigna -, con a capo tavola Giancarlo Brutti (23 dicembre 1946), ex “enfant prodige” del Milan del primo “paròn” Nereo Rocco, e con invitato il maestro dei nostri scouting, il caldierese Luca Fortini, classe 1957. Il promotore della serata è mister Gianmarco Cucchetto, classe 1993, imprenditore agricolo di Colognola ai Colli, il quale ci ha fatto già assaggiare in un altro contesto conviviali la bontà del suo prodotto, i piselli, i veneti “bisi”. E’ scortato da Davide Corradi e dal “filosofo” (per via del suo alloro) Matteo Erbetti, baffi, pizzetto alla Freddy Mercury, non invece l’ugola, molto insonorizzata ieri sera. Già, mister Cucchetto, parente alla lontana del dr. Mirko Cucchetto, bomber longevo e prolifico, alla pari di “Ciccio” Antonio Corbo, la punta dai 100 chili e dalle 100 reti, mai così silenzioso, forse, perché impegnato a smarcarsi tra pietanze succulente, vere attentato alla gola. Il “grande escluso”, dopo i due secondi posti all’ombra del “Venturi” e una finalissima del Trofeo Veneto di Seconda categoria, ma tenente di vascello dal carisma che calamita a sè la maggior parte della ciurma, in testa, il discreto e silenzioso Pier Ruffo (i genitori e i nonni sono cresciuti in borgo Venezia).

- Advertisement -

“A 10-11 anni” snocciola il rosario dei ricordi il non tantissimo religioso Giancarlo Brutti, a lungo mister dopo la parentesi del pallone preso a calci in maniera professionistica “entro in Collegio, dove al posto della Bibbia e del Santo Vangelo, preferisco picchiare all’infinito la povera sfera di corame. “Balòn, balòn, balòn”: questa era la mia quotidiana litania, il mio modus vivendi”. Poi, i provini: quello riuscito per l’Hellas Verona, ma con il tesserino che appartiene al San Martino: “Vado in prova al Milan di mister Luis Carniglia, era l’anno 1962, e resto, io chierichetto, seminarista forzato e mancato, per otto incredibili stagioni consecutive. Poi, arriva ad ammaestrare il Diavolo meneghino il figlio di un macellaio di Trieste, Nereo Rocco, detto “el paròn”, per il suo carattere di burbero benefico. Con lui è subito Coppa dei Campioni, comincio a fare sogni in grande, ovviamente in rosso e in nero!” Era “el fubàl” dello zoppo: “Non esistevano i cambi di adesso, non esisteva la panchina lunga, se non quella dei parchi del Lambro… Allora, eri costretto a far giocare esterno-alto l’infortunato, magari sperando in un gol…misericordioso…di un atleta che terminava di giocare con le grucce, sì, all’Enrico Toti. A 15 anni e mezzo, ero tra le giovani leve chiamate a far festa per l’inaugurazione del Centro di Milanello: quando metto piede, meglio, l’artiglio sinistro nel quartier generale del Diavolo, mi imbatto in Nevio Scala, Paina (futuro atalantino), il portiere William Vecchi, ossia con 3-4 dei 40 mila selezionati”.

- Advertisement -

“Con me in camera” continua Brutti “il portiere Mantovani, da pochissimo scomparso. Resto al Milan per 8 anni, e la società mi gira a club professionistici in cambio di denaro. Passo allo Spezia del futuro presidente milanista Butticchi, allo stadio “Via del Mare” a Lecce, presenti 25 mila spettatori, firmo il gol più bello per i salentini, così bello che neanche più lo ricordo (el… piede de Dios, una sorta di carezza della natura…). Adesso, mi sono detto, verrà il mio turno, è la volta buona che debutto in serie A con il Diavolo…E, invece, davanti a me il destino ha posto autentici mostri sacri: Josè Altafini, Ferrario, Pierino Prati e Petrini”. Tante le casacche indossate dalla punta mancina del “Fibbio” sanmartinese: anche la Pistoiese, tanti i “leoni” e i molossi sfidati: dal veronese Giulio Zignoli (Bari, Cagliari, Milan, Taranto), l’ala Bruno Mora, il futuro doriano Nello Santìn. Ma, su tutti un grandissimo, paterno allenatore: il figlio del macellaio di Trieste, Nereo Rocco: “Era simile a Osvaldo Bagnoli, l'”eroe dello scudetto dell’Hellas Verona”. Quando sbagliavi, era pronto a rincuorarti, è stato per tutti un secondo papà!” Altrettanto intensa la sua carriera di allenatore: Caldiero, Valtramigna, Borgo San Pancrazio, San Martino Villafranca, Colognola ai Colli, Nuova Montorio e Speme San Martino. Dopo i magnifici 8 anni al Milan, ha indossato, nei nostri dilettanti, la maglia di Tregnago, Nova Gens Vicentina, dopo la D a Grosseto e a Teramo.

- Advertisement -

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

- Advertisement -
© Riproduzione Riservata

Prima Pagina