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17/2/12
INCONTRI RAVVICINATI: PAULO ROBERTO FALCAO

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Paulo Roberto Falcao è uno dei più forti giocatori della storia del calcio brasiliano. Nato il 16 ottobre 1953 ad Abelardo Luz da madre di origini calabresi andata in sposa a un avvocato, Falcao è stato un centrocampista elegante e raffinato, in grado di partecipare ia alla fase difensiva che a quella offensiva. Il suo numero preferito era il 5, la squadra che gli è più rimasta nel cuore – come leggeremo dalle risposte alla nostra intervista – è la Roma del presidente Dino Viola e di mister Niels Liedholm, quella che vinse lo scudetto nella stagione 1982-83 e che conquistò due Coppe Italia, edizioni 1981 e 1984.

Sempre con i giallo-rossi capitolini, Falcao ha sfiorato la Coppa dei Campioni nella finalissima persa all'”Olimpico” di Roma, dopo i supplementari (1-1 il punteggio, con pareggio di testa di Roberto Pruzzo) e alla lotteria dei penalty, battuti meglio dagli inglesi del Liverpool.
Falcao aveva iniziato a giocare nell'International (dal 1973 al 1979), per poi arrivare in Italia e alla Roma, dove ha vissuto 5 stagioni (dal 1980 al 1985).

Il ritorno nel suo Brasile dove chiude la carriera di calciatore nel San Paolo, stagione 1985-86. Segna, ma non riesce a fermare la Nazionale di Enzo Bearzot nei combattutissimi quarti di finale perduti contro gli azzurri del triplettista Paolo Rossi, ai Mondiali di Spagna 1982, e in tutto indossa la maglia verde-oro 31 volte, firmando 6 reti. Nella Roma gioca 107 incontri, realizzando 22 gol.

Poi, in Brasile, fa il commentatore sportivo, dopo aver guidato la Nazionale del suo Paese nella stagione 1990-91, quella del Giappone (1994), e la squadra, da cui era partito, l'International. Oggi (martedì notte 15 febbraio, ndr), ci ha comunicato lo stesso asso brasiliano, Paulo Roberto Falcao, guida il Bahia. E debutto di fuoco non poteva esserci per l'ex numero 5 dei carioca che quello di sfidare l'ex compagno giallo e rosso Toninho Cerezo, mister, a sua volta, del Vitoria.

Qual è stato il gol più bello, dal punto di vista sti
    ico, e quello più importante della sua carriera?

    “Il più bel gol che ho segnato è stato contro l'Atletico Mineiro, nel campionato brasiliano del 1976, dopo uno scambio di passaggi con il mio compagno Escurinho, recentemente deceduto. Considero importante un altro che ho segnato per la Roma contro il Colonia, in una Coppa Europea, contro il portiere Schumaker. Abbiamo perso 1-0 in Germania. Nella partita di ritorno vincevamo 1-0, e ho fatto il secondo, che ci ha promossi alla fase seguente”.

    Qual è stato il momento in cui ha gioito di più nella sua carriera di calciatore?

    “Ho avuto tanti bei momenti; ne sceglierei due: lo scudetto 1982-83 con la Roma, dopo più di quarant'anni di attesa, e il campionato brasiliano del 1979, senza perdere una gara”.
    Qual è stato il suo più grande rimpianto, rammarico di calciatore?
    “Non ne conservo nessuno: ho sempre cercato di ragionare molto prima di prendere le decisioni”.

    Oltre alla Roma, in quale club italiano e in quale club estero le sarebbe piaciuto militare? Ed oggi le piacerebbe allenare?

    “La squadra in cui mi sarebbe piaciuto giocare? Penso di aver fatto sempre la scelta giusta, nel senso che non ho mai desiderato di giocare in un'altra squadra. Ho giocato nella squadra – la Roma – che mi ha dato tutto quello che mi aspettavo: attenzione ed affetto dei tifosi, voglio dire. Oggi sono un allenatore professionista, non ho particolari pretese. Davanti a un eventuale invito, farei un pensiero sopra”.

    Il giocatore italiano più forte assieme al quale ha giocato e l'avversario più valido contro cui si è dovuto misurare?

    “Il più bravo italiano: Bruno Conti. Avversari, tanti, ma, se dovessi sceglierne uno, sceglierei Tardelli della Juventus”.

    Che cosa non le piace del calcio a livello mondiale? E' troppo muscolare, troppo tattico, troppo veloce?

    “Non mi piace lo squilibrio di quelle squadre che soltanto si preoccupano di difendersi o soltanto si preoccupano di attaccare. Mi piace una squadra bilanciata, che sa imporre il suo stile, il suo gioco”.

    Ci può segnalare un astro nascente del Brasile, un asso di cui sentire parlare a lungo nel presente-futuro?

    “Neymar. E' già una realtà, con tendenza a crescere di più”.

    Falcao – approfondiamo noi le notizie circa questo grande calciatore sudamericano – si riferisce a Neymar da Silva Santo Jùnior (5 febbraio 1992), punta del Santos (la squadra del grande Pelè) e già nazionale brasiliano. Alto 174 cm, è dotato di un gran talento ed è abile sui calci di punizione. Forte anche negli stacchi di testa, molto rapido, specialmente con la palla al piede. Calcia indifferentemente sia col destro che con il sinistro, e la sua vera peculiarità è il dribbling.

    Quale giocatore italiano le piace?

    “Difficile fare solamente una scelta. Mi piacciono calciatori come Totti, anche se ha una certa età. Mi piace Pirlo: ha sistemato la squadra della Juventus. E, poi, De Rossi della Roma. Dei giovani, invece, mi piacciono Montolivo ed Aquilani”.

    Per i Mondiali 2014 chi vede favorito oggi come oggi? Ci può pronosticare le prime quattro miglior classificate?

    “Favoriti: Germania, Spagna e Brasile, che, alla pari dell'Italia, sempre arrivano (si qualificano sempre nei primi piazzamenti). Intanto, i meglio preparati, pronti sono Germania e Spagna. L'Argentina non deve essere mai scartata, deve essere sempre presa in considerazione”.

    L'intervista è stata tradotta dal portoghese (la lingua brasiliana) in italiano dal connazionale brasiliano Lairton Jose Morawsky. Questo, per garantire la fedeltà ed assicurare il maggior rispetto delle risposte espresse da uno dei più grandi calciatori che la storia, in generale, e il Brasile, in particolare, hanno fino ad ora conosciuto.

    <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 18 febbraio 2012>

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