Festeggia quest’anno 50 anni di calcio, Vittorio Arragoni, l’attuale collaboratore tecnico del neo promosso in Prima categoria Saval Maddalena. Per 14 anni ha fatto parte della Rappresentativa del Veneto dirigendo i Giovanissimi e sfornando piccoli giocatori di buone capacità e dedizione. Forse non andremo ai Mondiali nemmeno questa volta e molti si fanno delle domande. Il calcio giovanile ha penalizzato il talento in nome della fisicità e della tattica? Non esistono più gli oratori ed i centri giovanili dove i ragazzi giocavano spensierati al pallone coltivando l’estro? Pretendiamo da loro, sia nel calcio che nella vita, tutto è subito? Il calcio da diversi anni non è più al centro dei loro pensieri e molti giovani sono attirati da altre discipline sportive oppure stanno in casa a giocare alla play-station? Ed ancora, si sono disaffezionati dal mondo del football per allenatori che non sono capaci di farli crescere?
Recenti studi dimostrano che i giovani non seguono più il calcio con l’intensità del passato, ma questo non significa che abbiano smesso di praticarlo. I giovani sono bombardati da innumerevoli stimoli e da tanti svaghi che non fanno parte dello sport. Alcuni dei quali offrono anche maggiori soddisfazioni e senso di appartenenza. Esiste una critica al modo in cui il mondo del calcio gestisce i giovani, con problemi e lacune in fatto di professionalità, disorganizzazione e una scarsa valorizzazione dei talenti, specialmente nelle fasce più basse. Venti minuti di giri di campo, gli ostacoli e così via, dimenticando, ma per fortuna non è sempre così, che le partitelle vengono eliminate. L’attrezzo del “pallone” dicono in molti che è fondamentale. Dove è finito il divertimento? Troppa tattica e poco gioco sul campo? “A mio parere – dice – è fondamentale parlare con i ragazzi per capire le loro preoccupazioni e il loro stato d’animo, senza giudicarli se decidono di non continuare a giocare. La Federazione Italiana Gioco Calcio la FIGC e il CONI potrebbero investire in programmi di formazione per dirigenti e allenatori, rendendoli più accessibili e focalizzati sulla programmazione a lungo termine. Bisogna partire nel nostro mondo dei dilettanti, sapere che cosa ti mette a disposizione la società dove alleni e che programmi ha. Sì valorizzare i giovani, ma in che maniera? Dando a loro la possibilità di entrare in squadra ma non tenendoli in panca ma semplicemente facendoli giocare. E’ fondamentale sbagliare per crescere. A volte si punta su giocatori smaliziati ma queste sono tipo di scelte diverse fatte con l’ambizione di fare di tutto per vincere un campionato. Calma e gesso dico io. Andiamo per gradi e puntiamo sui nostri giovani dei vivai. Sicuri che ci regaleranno soddisfazioni impensabili, con capacità e tanta determinazione, orgogliosi di vestire la casacca del proprio paese, in prima squadra. Penso al Montebelluna, per fare un piccolo esempio, dove portano giovani in prima squadra con l’obiettivo di poterli vendere alle società professioniste, facendo cassa e puntando in maniera sbagliata al proprio settore giovanile. Incentiviamo a fare giocare qualche giovani in prima squadra. Non abbiamo paura di bruciare i nostri ragazzi. La selezione diventa naturale e chi vale davvero arriverà in alto.”.
Ma le motivazioni servono nel calcio? “Certamente, i nostri giovani a volte non lo notiamo ma ne hanno dentro di sé da vendere. Sono gli istruttori, nel caso del calcio gli allenatori, che devono riscoprire il ruolo di educatore, non solo prettamente tecnico ma a 360 gradi. Il loro ruolo è fondamentale. Importantissimi e vanno incentivati i corsi indirizzati verso l’attività di base con psicologi e non solo il tecnico di calcio. L’aspetto umano è veramente basilare. Mente sana e muscoli tonici fanno la differenza. Il calcio è sempre un gioco bellissimo, fidatevi! Ringrazio la vostra testata, che seguo con interesse tutti i giorni, per lo spazio che date ai dilettanti. Visto che siamo vicini all’inizio del campionato auguro buon calcio a tutti!”
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





