Recentemente il classe 2009 Antonio Arena ha gonfiato la rete al suo esordio con la maglia della Roma nella partita di Coppa Italia contro il Torino. Sedicenne dal talento puro, ricorda per rapidità ed estro sotto porta le movenze di Pippo Inzaghi. Ma, partendo dal 2000, ci sono stati altri giovani che hanno dimostrato, nonostante l’acerba età, di possedere già una classe cristallina nel nostro campionato di Serie A. Come Moise Kean (classe 2000), che oggi veste la casacca della Fiorentina e che con i bianconeri della Juventus segnò il suo primo gol nell’ultima giornata della Serie A 2016-17, in Bologna-Juventus 1-2 del 27 maggio 2017. Oppure Pietro Pellegri, classe 2001, che realizzò la rete del momentaneo vantaggio del Genoa contro la Roma, gara poi terminata 3-2 per i giallorossi, il 28 maggio 2017. Andando avanti, parliamo di Sebastiano Esposito, classe 2002 e oggi al Cagliari, che con l’Inter trasformò il rigore del momentaneo 3-0 contro il Genoa nella sfida terminata 4-0 il 21 dicembre 2019. Nella nostra inchiesta abbiamo chiesto ad alcuni allenatori del mondo dilettantistico se avrebbero il coraggio di far esordire in prima squadra un giovane di sedici anni. Tutti si sono detti favorevoli: dunque è vero che, nel calcio, se si è bravi l’età per giocare titolari conta pochissimo. “Ritengo che i giovani siano una fortuna e una grande risorsa – dice Maicol Sambenini, tecnico dell’Olimpica Dossobuono –. In questo momento abbiamo tanti giovani in prima squadra: metà sono fuori quota e mi stanno regalando molto entusiasmo. Non sono mai stato favorevole all’obbligo dei giovani nella distinta domenicale imposto dalla FIGC. Così, a mio parere, si ha vita breve. Invece, un piano articolato e ben strutturato nel tempo potrebbe dare nuovi frutti”.
Alberto Cipriani, attuale tecnico del Bussolengo, ci dice: “Dipende dall’ambiente e dalla volontà della società. I giovani, a mio giudizio, devono giocare se si vuole crescere nel mondo del calcio. Dobbiamo dare loro la possibilità di esprimersi al meglio in campo”. Gli fa eco Gianni Pierno, ex tecnico di Caselle e Parona: “Bisognerebbe dare un bel premio a chi mette in campo giovani talentuosi. Purtroppo entrano in gioco alcune variabili, come la società in cui ti trovi e il contesto in cui alleni. A volte si preferiscono giocatori di provata esperienza. Io sono favorevole a far esordire in prima squadra nuove leve, anche giovanissime. Bisognerebbe regolamentare meglio i settori giovanili. Basti pensare a ciò che succede nel campionato Primavera, dove ci sono tanti giovani di spessore ma, francamente, anche troppi stranieri: una cosa che non mi piace”. Continua mister Giuseppe Bozzini: “Non c’è futuro nei dilettanti se non si investe sui giovani. Le ristrettezze economiche in cui versa l’economia in generale, e le società sportive di conseguenza, unite alla crescita esponenziale delle aspettative economiche dei giocatori anche nei dilettanti, spingono i club a valorizzare i settori giovanili, che spesso si autofinanziano tramite le quote di iscrizione. Un altro motivo per valorizzare i giovani in prima squadra è legato alla programmazione societaria, che consente la “costruzione” dei calciatori attraverso adeguate fasi formative. Purtroppo questi percorsi riguardano ormai quasi solo le società professionistiche o semiprofessionistiche. Far esordire un giovane della “cantera” è quindi possibile e auspicabile, ma tutto dipende dagli obiettivi del club”.
La parola passa poi a mister Barone del Povegliano: “Spesso il settore giovanile viene poco considerato e questo lo paghiamo fino ad arrivare alle Nazionali. In Serie A vediamo pochi giocatori italiani. Io mi trovo benissimo a lavorare con i giovani: ho stabilmente in prima squadra tre ragazzi del 2008, due dei quali hanno già fatto spezzoni di partita. Inoltre ho molti 2005 e 2006. Serve pazienza e fiducia: solo così i ragazzi possono dimostrare il loro valore, senza bocciarli al primo errore”. Fabrizio Sona, allenatore del San Giovanni Lupatoto, afferma: “Certo! I giovani devono scendere in campo, ma non per un obbligo federale. I giovani bravi devono giocare, punto e basta”. “Sfondi una porta aperta – dice Christian Comencini del Baldo Junior Team –. Ho allenato sia prime squadre sia giovanili e credo sia giusto dare spazio ai giovani di valore. Vederli crescere ed esordire in prima squadra è bellissimo. Naturalmente devono meritarselo con l’impegno. Nessuna intromissione dei genitori: decide l’allenatore. Dalla Promozione in su ci sono fuori quota obbligatori, ma bisogna far sì che, finito l’obbligo, questi ragazzi non vengano abbandonati”. Dice mister Antonio Marini: “Io non ho mai guardato la carta d’identità. Se uno è bravo deve giocare, anche se giovanissimo. Se un ragazzo vale, deve avere la possibilità di dimostrarlo”. Chiude mister Manuel Caliari: “Io dico di sì. A 16 anni, se un ragazzo ha qualità, va aggregato alla prima squadra, ma con un progetto chiaro. La società deve crederci per prima. Il giovane va seguito e fatto crescere con i tempi giusti, sapendo che sbaglierà. Spesso l’allenatore, per salvare la panchina, sceglie l’esperienza invece del giovane, spinto dal risultato immediato. È comprensibile, ma dobbiamo fare qualcosa: tutelare l’allenatore e investire davvero nella valorizzazione dei nostri giovani”.
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





