Ospite, recentemente, di un incontro conviviale a base di argomenti inerenti al calcio dilettantistico, il negrarese Giovanni Guardini, broker assicurativo-finanziario, classe 1953, ha messo in tavola tutta la sua grande esperienza di giocatore prima (quando giocava nel Parona veniva soprannominato per la sua grande tecnica “Brasil”), di dirigente poi (è stato Presidente dell’Arbizzano), e, di Presidente del Comitato Regionale FIGC-LND (il secondo veronese della storia dopo il sambonifacese Renzo Tizian; dal 2004 al 2010), per ora (dal 2016) ricoprire l’incarico di Capo Delegazione delle Nazionali Under 15 ed Under 16. Con grande trasparenza, Guardini ha ripercorso il suo excursus di dirigente federale, prima come Consigliere veronese e vice-presidente del C.R.V. Figc-Lnd e poi come massimo esponente del Parlamentino di Marghera. “Nel 2010” ha ricordato “ho ricevuto l’inibizione durata fino al 2015, quando è stato modificato l’art. 26 del Codice Giustizia Sportiva; il quale fino ad allora non consentiva a chi aveva subito l’inibizione di un anno di rientrare in Federcalcio e che per chi l’aveva subito nell’arco temporale da 1 a 5 anni poteva chiedere la riabilitazione. Tutto questo, ok, ma fermo restando il rispetto delle 3 regole, l’ultima delle quali richiedeva che il personaggio inibito non avesse tratto vantaggi economici durante il suo mandato, durante il suo operato. E, io, ad oggi, sono l’unico ad essere stato riabilitato e a rimettere piede in Federazione, ricoprendo il ruolo di Capo Delegazione prima dell’Under 15 e poi dell’Under 16”.
L’Italia, Giovanni, è la grande assente dei Mondiali da ben tre manifestazioni, quando fino all’Under 19-20 i nostri azzurrini fanno incetta di vittorie e Trofei a livello Mondiali ed Europei. Come si spiega questo fenomeno? “I giovani sono guardati sempre con occhio molto critico: se sbagliano una volta, vengono penalizzati. Non abbiamo pazienza di aspettare la loro graduale maturazione, perché per crescere i sbagli li devi fare e dagli errori uno impara sempre. I nostri club di serie A hanno in testa altri pensieri, altri obbiettivi: a loro interessa non il destino della Nazionale azzurra, bensì il business. Eh, sì che da 7-8 anni la Lega Nazionale Dilettanti ha istituito i Centri Federali per le giovani leve, ma il lavoro non è stato pienamente compiuto in quanto alla base di tutto ci vogliono risorse economiche che che devono essere riconosciute a specialisti e a tecnici patentati. Bisognerebbe ricreare la figura di osservatore, realizzare una rete di scouting, ma si sa che tutto questo ha un suo costo. Attualmente, nel Veneto, noi disponiamo di sole due figure di osservatori, i cosiddetti “occhi” preziosissime “spie” per i vari selezionatori regionali e quindi per i cittì delle nostre nazionali giovanili. Ci vuole una rete capillare per ogni regione, capace di indicare talenti e disposto a intavolare uno scambio di osservazioni e di segnalazioni ad ampio raggio. Se un giocatore, ad esempio, del Pedemonte (Promozione) firma 20 reti ed anche in maniera stagionale continuativa, ebbene, costui dovrebbe essere segnalato al cittì della Rappresentativa del Veneto”.
L’ex Direttore Sportivo della Juventus, Luciano Moggi, ha indicato in Pio Esposito uno dei nostri talenti da cui la nostra Nazionale di Silvio Baldini dovrebbe ripartire. Cosa ne pensi? “Pio Esposito è un buon giocatore e la differenza la vedi, visto che è abituato a giocare in serie A, è uno dei 3 fratelli che militavano nello Spezia. Ragazzi dell’Inter, che hanno una certa qualità. Altro discorso vale per quel ragazzino del Pedemonte che milita in Promozione e le cui 20 presenze in prima squadra non riescono a farlo distinguere o essere degno di militare nella Rappresentativa della sua regione. Ciononostante, questi ha un altro passo di un coetaneo che gioca negli Allievi Regionali d’Elite, e gioca già, giovanissimo in Promozione, perché la società ha creduto in lui”. Silvio Baldini: un traghettatore? “Baldini ha una sua storia, trasmette regole, vedi le camere doppie per i calciatori (due per stanza), tripla per i portieri, crea gruppo e favorisce unità d’intenti. E’ un’idea vincente e travolgente, tipica di un mister che crede molto nel gruppo. Per me, è un cittì traghettatore, perché si parla già dei “cavalli di ritorno” Mancini o Conte: si preferisce andare, l’avrete capito, sull’usato sicuro”. Giovani azzurrini veronesi o veneti? “In questi ultimi anni, veronesi quasi nessuno, tranne gli Under 17 freschi del titolo europeo conquistato a spese del Belgio, mi riferisco a Ludovico Varali, a Tommaso Casagrande e allo stesso mister Daniele Franceschini (una vita al Chievo). Per non scordarmi di Lorenzo Bernamonte, classe 2010, centrocampista-punta dell’Under 17, i primi calci al Bevilacqua prima di passare all’Hellas Verona e alla Fiorentina”.
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it





