Nell’era dei robotaxi, della guida autonoma, degli algoritmi, spicca l’originale vicenda della famiglia Sgarbossa: la mamma, Cinzia Grezzani (classe 1965), dopo aver giocato a calcio femminile – ruolo portiere di Bovolone, Castagnaro e Casaleone – da 6 stagioni a questa parte è la massofisioterapista, con tanto di laurea triennale conseguita presso l’Ateneo scaligero, del Gips Salizzole, squadra che milita nel girone “C” della 2^ categoria. Il figlio, Matteo Sgarbossa, classe 1998, difende i pali del club rosso-blu del presidente Leonello Migliorini, l’ex laccatore dei dogi e delle dogaresse della Serenissima, infine, papà Alessandro ha fatto atletica in maniera agonistica – specialità preferita i 100 metri -. Lo zio materno di Matteo, Andrea, è stato anche lui portiere del Villafontana e degli Amatori Salizzole, quindi, un DNA che non poteva tradire la parola e la disciplina dello Sport. “Ho iniziato a tuffarmi” ricorda mamma Cinzia “nei Tornei estivi tenutisi a Bovolone, invogliata dalle amiche calciatrici, e così ho militato nel Bovolone, poi, a Castagnaro, nella Libertas del compianto quanto sfortunatissimo presidente Lucio Ghirotto, e a Casaleone. Il calcio, ma lo sport in generale, mi è sempre piaciuto (ho abbracciato altre discipline, vedi il ciclismo), e dopo aver appeso al chiodo i fatidici guantoni, ho voluto rimanere e rendermi utile nel mondo del pallone”.
Assistente di anziani, nella vita di tutti i giorni, Cinzia non ha fatto fatica a prestare nel nostro calcio la sua opera: “Come massofisioterapista, ho esordito nel Bovolone 1993 del presidente Biagio Di Spirito, poi, ho collaborato con il GSP Vigo 1944, quindi, ho fatto ritorno nell’F.C. Bovolone (3^ categoria), passando anche per lo Zevio dell’ottimo presidente Giorgio Scandola. Ed ora, da 6 stagioni ininterrotte a questa parte, eccomi al Gips Salizzole”. Quale è stata la tua cura più riuscita? “Quella che ho portato a un giovane ciclista travolto da un’auto, Andrea Fagnani: sono riuscito a rimetterlo in sesto, facendogli dimenticare tutti i traumi che l’avevano fisicamente penalizzato e psicologicamente traumatizzato”. L’atleta più affezionato al lettino dei massaggi? “Mirko Pasquini, difensore del Bovolone. Giocando nel Cà degli Oppi la stagione prima, aveva riportato una grave frattura di tibia e perone e mi si è presentato alquanto malconcio. Ebbene, ci è voluto un anno di fasciature e di nastri adesivi sanitari e per rimetterlo a posto”. Cinzia è una donna, da come avrete potuto immaginare, piena di ottimismo e armata di tanta passione, sostenuta da un grande spirito di servizio offerto al prossimo. Ogni domenica, ma anche durante le sedute settimanali, quando si affolla l’infermeria del Gips, si arma di di Kinesi tapes (nastri colorati che si applicano nelle parti doloranti), pomate per riscaldare i muscoli prima della gara e di quelle rilassanti da spalmare dopo gli allenamenti. Poi, ghiaccio spray e cubetti sigillati in pratici sacchetti o confezioni, pronti da applicarsi sulla parte traumatizzata. “Ma, ricorro spesso anche ai massaggi eseguiti con le mani per raggiungere meglio in profondità il muscolo, la zona infuocata, arrossata, interessata dal dolore”.
“Come calciatrice” aggiunge con un bel sorriso Cinzia “sono stata una para rigori. Ho iniziato a far sport nell’atletica pesante, specializzandomi nel lancio del peso, poi, sono passata al ciclismo, prima di dedicarmi al calcio. Uno sportivo anche mio marito Alessandro, forte nei 100 metri piani, ma versato anche ad altre discipline agonistiche”. Matteo, il figlio classe 1998, difende i pali del Gips Salizzole del riconfermato mister Stefano Rossignoli. “E’ un tipo tranquillo, di carattere assomiglia molto al padre. Mi ha dato da fare – si fa per dire – quando militando negli Allievi del Legnago Salus (dopo essere cresciuto nel Bovolone ed essere passato anche dal Cerea), in conseguenza a uno scontro con un avversario in uscita per afferrare la palla, ha riportato la frattura al polso. Portato subito al “Mater Salutis” di Legnago, in Ortopedia, essendo nel settore sanitario, ho chiesto, dopo che è stato sottoposto ai raggi ics, allo specialista di turno di praticargli un simil gesso, provvedendo io stessa, una volta rientrati a casa, di accelerare i tempi della sua guarigione applicandogli una benda e spruzzandogli nella parte traumatizzata dell’ossido di zinco. Ed anziché i 40 giorni previsti per la guarigione, lui era già operativo anche sul lavoro in tempi record”.
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it





