Sognando una nuova Alba-redo calcistica

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“El fubal”, qui, in questa notte di fine estate, resiste ancora: è merce rara, come il pane più buono del mondo che il grande Edoardo Bacchelli sosteneva che si poteva mangiare solo vicino al Po, soprattutto nel Ferrarese, perché l’acqua, da quelle parti, è ricca di particolari proprietà. Di sera, quando la notte sta ingollandosi tutto, solo alcune luci fioche, che si sprigionano da alcune lanterne che ricordano tanto la eco della potente Serenissima degli impavidi dogi e delle impettite dogaresse, rischiarano il paese. Resti un po’ di sale, perché avverti un clima di coprifuoco nel paese che si sta sempre di più svuotando delle sue care anime. Qui il padre letterario del “padre dei fiumi”, Bacchelli, avrebbe potuto aggiungere un altro capitolo al suo “Mulino del Po”: attraversato il ponte, da cui scorgi un vecchio barcone che a malapena affiora dalle acque, lasciate le ancora verdeggianti golene, e lasciateci alle spalle, in fase di discesa, la vecchia dogana presso la quale i barcari dell’ultimo Novecento dovevano pagare il dazio per il trasporto di merci fino a Venezia, raggiungi il “Comunale”, in via Ponte Asse. Qui, con un filo di vento che alzatosi dall’Adige ti scarmiglia, ti scompone gradevolmente la chioma, tutto si fa poesia, “el fubal” di un Comune che con le sue minuscole frazioni arriva al massimo a 5.200 anime, sogna di diventare, il prima possibile, leggenda.

“Albaredo è un paese spento” ci confida Bruna, la cuoca che da due anni a questa parte trascorre quasi tutte le sere a preparare deliziose pietanze ai giocatori nel dopo allenamento. Davanti ai fornelli, anche il marito Carlo, meglio conosciuto, non si sa bene perché, col nome di Gabriele: 75 primavere portate magnificamente, vuoi per la bontà del cibo che cucina, vuoi perché ha capito, dopo anni di negozi e commercio, che solo stando in mezzo ai giovani riesci ad ingannare, almeno nello spirito, la carta d’identità. Anche lui, Carlo, proviene dalla terra del pane più buono al mondo, il Ferrarese, più esattamente da quella Bondeno che ha lasciato un giorno del 1961, l’anno in cui l’astronauta sovietico Yuri Gagarin passò davanti alla luna, senza sfidare l’assenza della forza di gravità, con vicino a sè la sua stupita cagnolina Lajka (letteralmente piccolo abbaiatore), a bordo della capsula spaziale Sputnik 2. Qui, ogni detto, ogni parlata diventa teatro: ma, basta ricordare che a due passi dal campo sportivo, il teatro è stato intitolato a Dino Coltro, il poeta che ha esaltato la civiltà contadina di questo angolo del Veneto.

Un’altra civiltà, quella dell’Adige, intanto, sonnecchia nel Museo fatto costruire apposta per custodire, tramandare ai più giovani centinaia di reperti, che ad ogni piena dell’Adige affiorano, si levano in piedi dal suo umido ed irrequieto letto: cocci, variopinte suppellettili ancora integre, lance, pugnali, ceramiche medioevali salvate dall’usura del tempo, così come fecero lava e lapilli con il tesoro di Pompei.

Dicevamo della Bruna: quando ti spiega cosa avrebbe da lì a poco messo in tavola, sembra la corrispondente de “Il cucchiaio d’argento”, il manuale della miglior cucina italian: “Stasera” spiega “io e mio marito abbiamo preparato “el bocòn del prete”, piatto appreso per la precisione a Porto di Legnago: mezze maniche, con sughetto di prosciutto cotto intinto nella panna”. Ma, dopo aver intuito la nostra curiosità per la cucina, e lo stato di ebollizione dei nostri succhi gastrici, la cuoca improvvisamente sparisce dalla scena, per poi ricomparire, curiosa di farci assaggiare un piattino di “cappellazze alla zucca” da lei stessa amorevolmente preparato, una sorta di “tortei” a base di uova di galline da cortile, donate da una sua vicina della microbica Presina. Poi, fiera del suo piatto esclusivo, Bruna annuncia con grande fermezza: “Eh, no, niente secondo, per stasera basta “el bocon del prete”, si passa immediatamente ai pasticcini portati da due giocatori che hanno compiuto gli anni!”

Ritroviamo Daniele, …mi faccia un Piasere, l’ex presidente ed assicuratore albaretano ora investito del grado di direttore generale. E Mauro “Marlon” Prando, che avevamo lasciato nella sua Veronella in compagnia di Stefano Bressan (presidente dei cavalponici), da alcune stagioni diesse dei “biancazzurri del basso Adige”. Il dirigente factotum, colui che ci ha invitati, è l’esperto di calcio Corrado Dalla Pellegrina, vice-presidente è Cristian Rigon, sì, il figlio di Flavio, il presidente dell’A.C. Cologna Veneta della serie D e di mister, l’ex Roma e Sampdoria, il bresciano Loris Boni. Responsabile del Settore Giovanile (in tutto, il movimento albaretano sfiora i 120 tesserati: ma, mancano, accipicchia!, gli Juniores e i Giovanissimi!) è Franco Greco, preparatore dei portieri, invece, Daniele Martini.

Il mister, il “cagliaritano” Manuel Cuccu, è l’ultimo a lasciare lo spogliatoio, da buon candidato al “premio shampoo”, il primo a dover raggiungere la figlioletta a casa della sua compagna. Ritroviamo, in questa notte di fine estate, frammenti dell’ASD Coriano dell’indimenticato Arnaldo Bottacini, oggi ristrettosi solo a settore giovanile (curato dai fratelli Sarti e da Clemente “Mimum” Visentin, al fine di garantire il calcio alla frazione dei “granata mulinari”), dall’allenatore in seconda Simone Scavazza (la moglie Michela da Minerbe è un “Bignami del nostro fubal”) al “mago di Agadir”, al secolo Mustapha Khouziba, a Daniele Tabarìn. Ma, soprattutto, incontriamo, dopo anni, l'”eterno” Alfonso “Gilardino” Giardino, classe 1987, cuore, sangue ed orgoglio della crotonese Isola di Capo Rizzuto, club in cui ha militato come ultimo veronese Alex Montagnani, classe 1991, il “puffo al tritolo di Boschi Sant’Anna”, oggi al servizio delle “tigri bianco-rosse basso patavine” del CastelbaldoMasi.

“Beckamp” Alessio Scarsetto, barba alla Kevin Costner incolta ma come sempre ben curata, attende con ansia sia di cacciarla domenicalmente dentro sia l’arrivo dei cabaret di paste e pasticcini: il cappellino, lui, lo porta fieramente alla Giovanotti, cioè con l’unghia girata sulla nuca. Il diesse Prando ci spiega di aver innescato, su un gruppo formato da giovani, il blocco del Casteldazzano, quello formato dai due centrali della difesa, l'”evergreen” (classe 1988), il “rosso” Dario Maccachero (ex Cadidavid) e Davide Ferasìn, e dagli avanti Manuel “Pierino” Prati – che, per fortuna, conosce bene il suo più illustre omonimo calciatore, l’ex milanista di “paron” Nereo Rocco -, e dal già citato bomber Giardino…in fiore…di reti…

“Quest’anno” aggiunge Prando “è un girone “D” molto tosto, dove nessuno scapperà, facendo solitario l’andatura. Il titolo se lo giocheranno Bevilacqua, Giovane Santo Stefano, Atletico Vigasio, ma, attenzione all’Aurora Marchesino, rinforzatasi con gli ex Boys Buttapedra. L’Albaredo? Abbiamo costruito una squadra competitiva, della serie, i mezzi investiti devono giustificare il fine ambizioso, per dirla alla Machiavelli”. Lasciamo il “Comunale” di Ponte delle Asse, dove qui tirò i primi calci alla pelota Romeo Benetti, gloria calcistica del paese. Il vento, che verso le 23.00 si leva tiepido dagli argini dell’Adige, è come se ci avesse stretto la mano nell’atto del congedo da Albaredo. I barcari, il loro chiacchiericcio, non ci sono più: esistono solo un monumento e una via a loro dedicati, ma il gorgoglio sonnacchioso del fiume e l’atmosfera per tessere una bella favola, quelli, per fortuna, non mancano proprio; saltellano come la più sbrigliata fantasia!

Rosa dell’Albaredo calcio 2019-2020:
Portieri: Cristiano Bertin e Matteo Navarro
Difensori: Tommaso Battaglia, Davide Ferrasin, Dario Maccachero, Alberto Perazzolo, Stefano Provoli, Simone Tabarin, Fabio Zambon
Centrocampisti: Federico Billo Viola, Giacomo Cengia, Mustafa Khouziba, Alessio Scarsetto, Daniele Tabarin, Tommaso Cherubin, Marco Zuin, Luca Crestan
Attaccanti: Alessio Albarello, Matteo Andriollo, Nicolò Gasparello, Alfonso Giardino e Matteo Granetto, Manuel Prati

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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