Mattia Franchini e i gol-capolavoro nella Correggese

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Compresa tra la laboriosa Carpi, la cittadina che vanta la terza piazza più grande d’Italia, e il capoluogo Reggio Emilia, Correggio fa capolino nella grande vena verde della via Emilia e viene ricordata per essere stata una buona culla di artisti, il più noto dei quali è senz’altro Antonio Allegri, detto il Correggio. Per Mattia Franchini, classe 1999 (è nato il 2 novembre), il club bianco-rosso, detentore la scorsa edizione della Coppa Italia della Regione di appartenenza e al contempo trionfatore nel proprio girone di Eccellenza, la Correggese Calcio 1948, potrebbe significare il trampolino di lancio verso la scala del professionismo. “Mi sono piaciuti gli impianti, l’organizzazione societaria, il grande verde tutt’intorno”: così il mancino di Quaderni, scuola Chievo, un anno in serie D a Mantova, dove si era fatto apprezzare soprattutto per il suo ottimo modo di comunicare e per i suoi modi garbati, molte volte ospite di TeleMantova nell’anno della sua militanza nei virgiliani di mister Cioffi. L’anno scorso, sempre in D, a Feltre, Mattia ha sfiorato l’ingresso in serie C ed una dozzina di gol importanti con i bellunesi: “L’Arzignano aveva qualcosina in più, ma noi abbiamo disputato un campionato sopra le righe e sopra le aspettative societarie”.

Ragazzo più maturo certo dei suoi coetanei: Mara Bianchini, nostra collega della “Gazzetta di Reggio Emilia”, ci ha confidato che è rimasta colpita dalla sua maturità, la sua rara saggezza giovanile nel corso di un’intervista che gli aveva confezionato: “Il calcio potrebbe durare qualche stagione, io sto frequentando il corso di Laurea in Economia Aziendale per affiancare un giorno mio padre Antonello nell’azienda metalmeccanica che ha messo in piedi con i suoi enormi sacrifici. Bisogna essere preparati a tutto, oggi come oggi non puoi mica puntare solo su un obiettivo. Un infortunio e il calcio ti prende lui a calci, meglio, organizzare il proprio futuro in un’altra direzione, altrimenti resti a piedi e ti ritrovi con un pugno di mosche in mano”. Già, il piede: il suo preferito è il mancino: andatevi a vedere su facebook che “perla” di gol ha disegnato nella trasferta di due settimane fa a Civilerghe (6^ di andata), nel Bresciano: bomba esplosa, rigorosamente di sinistro, direttamente dalla lunetta del corner; e palla che si spegne incredibilmente nell’angolino alto, quello annidato sul secondo palo, il più distante dal portiere avversario! Un gol alla Mortensen, alla Massimo Palanca, alla Luciano Chiarugi, forse, ancora più bello perché prepotentemente ricercato, voluto e provato durante le sedute atletiche.

Ha sempre primeggiato negli studi, nonostante la comprensibile difficoltà di far conciliare l’amore per il gioco del calcio con la grande attenzione che lo studio richiede: 91/100 alla Maturità, già 5 esami superati in Economia, il più basso – si fa per dire – dei quali giudicato da 27/30mi. Altezza 185 cm circa, un numero prestigioso, il 10, che gli copre le ampie spalle, il raggio di azione del “mancino della Postumia” è dal centrocampo in su: le punizioni, beh, signori, quelle lasciatele pennellare a “Frankiss”, come lo chiamano in maniera spicciola i compagni di scuderia bianco-rossi: non saranno capolavori come le vòlte e le pareti dipinte dal Correggio in quella vena di Emilia, ma, sono sempre brividi nella schiena, e insidie per i portieri.

La via Postumia, quella che unisce Verona a Modena, passando per Mantova, ha forgiato un altro purosangue del calcio: suo fratello maggiore Federico, classe 1994 (è nato il 23 di gennaio), ex anche lui giovanili del Chievo, ex Carpi, ex Lumezzane, ex Juve Stabia, ieri militante in un club dell’isola di Malta, oggi, invece, in forza al Villafranca, a due passi dalla Quaderni che ha dato ai fratelli i natali. Federico è già entrato nell’azienda di papà Antonello – classe 1961, ex giocatore, capitano ed ex presidente della Pol. Quaderni – dove fa il commerciale; Mattia ha deciso di raggiungerlo, magari il più tardi possibile, dopo aver regalato emozioni al composto pubblico biancorosso della Correggese e premiando la decisione di chi lo ha scelto, il roveretano diesse Gabriel Maule. La squadra guidata da mister Cristian Serpini, e dove sta giganteggiando la punta panamense Luis Nunez Carrasco (classe 1998), il collega di reparto e coetaneo Simone Saporetti, il metronomo Leonardo Sarzi, pure lui un ’98, e dove tra i pali sta distinguendosi il biondino del 2000 Matteo Sorzi, sta occupando le prime posizioni, dietro al grande gigante del Mantova dei Carneade Cristian Altinier, Gigi Scotto e Filippo Guccione, altro ottimo mancino. Il pubblico, da quelle parti, è molto corretto e, soprattutto, sa aspettare: l’accoglienza, poi, è di quella zona, perché un buon bicchiere di Lambrusco rosso, frizzante, garrulo, vero e un gnocco fritto non lo si nega a nessun viandante. Indipendentemente dal colore della pelle e dal dialetto con cui declama le sue generalità quando si presenta alla porta dello stadio “Borelli”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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