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mercoledì, 27 Settembre 2023

Il bomber esperto “usato sicuro” non tradisce mai!


Da che mondo e mondo, da quando esiste il gioco del football, l’attaccante è il pezzo più pregiato, il più ricercato sul mercato. Non solo: ma anche il giocatore per il quale si sprecano fiumi di inchiostro, essendo il terminale di una manovra, la materializzazione di un fraseggio o il fine ultimo di una tattica. Ebbene, il bomber datato è come la grappa: più invecchia e più acquista esperienza e grado! Nei nostri dilettanti, atleti ultratrentenni continuano a stupire per la loro prolificità realizzativa, per la loro grande passione e voglia di cacciarla dentro, per quel fiuto – chiamasi anche in altri termini “vedere la porta” – del gol, capaci di far cambiare, da un momento all’altro, le sorti di un incontro. E, quando tratti in tarda primavera o in estate con loro, sai di avere a che fare con delle prime donne dello spettacolino dei dilettanti: porti una mano al cuore e l’altra al portafoglio. Nelle categorie più elevate dei

dilettanti, non s’inceppano, una domenica una, i revolver dei bomber Franco Ballarini, classe 1986, Nicolò Zanetti, suo coetaneo, Michele Vesentini (1991), Alex Montagnani (1991), Emilio Brunazzi (1987), Mohammed Rkaiba (1989), Luca Bonfigli (1991), Luca Avesani (1987), e scendendo di categoria, Christian Turozzi (89), Pierluigi Dal Bosco (1987), Anthony Gambin (1989), solo per citare i primi che ci vengono in mente. Tra i più giovani si è già fatto un proprio nome Luca Marastoni, classe 2002, ex San Giovanni Lupatoto, ex (anche se brevemente) Caldiero, il cadidavidese Luca Dosso, classe 2004, il duemillenarista Bruno Pascarella (Dorial ex Dossobuono), ma, anche bisogna dare a loro il tempo di crescere, è un numero in netta minoranza rispetto ai “vecchi sacerdoti delle aree”, i “Patriarchi del gol”. Abbiamo voluto sentire il pensiero di alcuni dei nostri addetti ai lavori per cercare una risposta a questo trend, che, forse, non andrà mai in pensione. Alla pari del calcio.

Simone Cristofaletti (diesse Castelnuovo del Garda): “Se arrivano a quell’età ancora efficaci nel loro ruolo è perché si comportano da veri atleti, da professionisti mancati. Sono stati capaci di gestirsi e di mettersi al veloce passo che il calcio ha richiesto: calcio fatto non di dribbling ed al rallentatore, ma rapido, veloce, da scattista. Giocatori, in possesso di un ottimo DNA, ma, bravi a gestirsi in un certo modo, al fine di fare per anni la differenza e dominare il mercato del loro ruolo. Conosco, senza far nomi, attaccanti del nostro calcio, i quali dedicano una cura maniacale al loro corpo, all’alimentazione, capaci di privarsi serate devastanti al pub con gli amici. Poi, chi parla è sempre il campo!”

Mauro Annechini
(diesse Pol. Virtus): “Prendi la serie A o i professionisti in genere, quelli che fanno gol sono sempre gli stessi. Nella Virtus Verona i gol scaturiscono da atleti maturi, vedi Gomez, Danti e Manfrìn. Sì, anche da Casarotto, ma è un classe 1998, non un 2000 e passa. I bomber datati fanno leva sull’esperienza, hanno qualità, vedono la porta, e, poi, si mantengono bene dal punto di vista fisico. Oggi, la punta fa qualche gol in meno perché ci si deve difendere in 11 e si deve attaccare in 11. E, se non corri, devi cambiare sport”.
Lorenzo Borin (diesse Atletico Città di Cerea): “La figura del bomber, a dire il vero, manca anche nella nostra Nazionale di Roberto Mancini ieri e di Roberto Spalletti oggi, ed anche in serie A. Negli ultimi anni, è stata una moda quello di fare un calcio diverso: rispetto a una volta, ci sono giocatori di altri ruoli che vanno a bersaglio rispetto al centravanti classico, tipo il nostro ex granata Patrick Parol”.

Luca Dorizza (diesse Lazise): “Questi bomber longevi hanno più o meno la mia età (sono del 1984) e magari contro qualcuno ci ho persino giocato. Sono molto ricercati perché garantiscono affidabilità, certezza e una certa dote di reti: hanno un qualcosa in più nel loro DNA, come i nostri nonni o bisnonni, non so se nei prossimi anni rivedremo attaccanti così forti e di lunga durata. E’ vero che gran parte di questi bomber provengono da vivai professionistici, ma per i prossimi anni nel nostro calcio si potranno contare sulle dita di una mano. Davide De Carli è un attaccante che viene da categorie basse – la Seconda categoria -, e pian pianino è arrivato con il Pastrengo fino in Promozione. Non so se la sua scalata è stata rallentata dall’aver dato precedenza al lavoro, ma, certamente è un ottimo centravanti, che ogni anno ti ripaga in fatto di reti”.

Giorgio Scandola (presidente Zevio 1925): “da vecchio difensore, posso dire che i bomber cosiddetti datati – per non dire vecchi – posseggono un grande bagaglio di esperienza e le tante impostazioni dal basso avvantaggiano chi sa sfruttare le proprie doti di rapinatore d’area, servendosi del mestiere imparato nel corso degli anni. Le società, poi, si sentono più sicure con il bomber di esperienza, anziché puntare su un giovane emergente, il quale potrebbe riservare qualsivoglia sorpresa, sia positiva che negativa. Meglio, per me, l’usato sicuro!”
Walter Bampa (mister del Pozzo): “Stiamo assistendo a un cambio generazionale, lo sto vedendo con i miei figli e riscontrando con tanti giovani: molti di questi smettono perché non vogliono avere impegni, oppure vogliono tutto e subito. Al contrario di quando giocava il sottoscritto ed era una cosa normale accettare, imparare e divertirsi con il calcio. Alcuni giovani che avrebbero le doti preferiscono militare in una o due categorie inferiori pur di avere più tempo libero, fare meno allenamenti. Non vedo in loro il calcio come una vera passione, ma come uno sforzo, un sacrificio. Ed, allora, preferiscono lasciare il calcio”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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